E nell’istante stesso in cui lo seppe, cessò di saperlo

Una volta a bordo, Martin non si sente meglio; decide perciò di compiere il passo decisivo:

Cap. XLVI, p. 472- 474

Spense la luce della sua cabina, così che questa non potesse tradirlo e uscì dall’oblò (…). Ebbe la sensazione di galleggiare languidamente in un mare di visioni sognanti. Lo circondavano luminescenze colorate, come per colpirlo e penetrargli dentro. E quello cos’era? Sembrava un faro, ma all’interno del suo cervello: una bianca luce brillante che lampeggiava. Lampeggiava sempre più rapida, sempre più rapida. Quindi ci fu un suono, come un lungo rimbombo, e gli parve di precipitare giù, lungo una grande, infinita scala, al fondo della quale, da qualche parte, sprofondò nell’oscurità. Fu tutto quello che riuscì a capire: era sprofondato nell’oscurità. E nell’istante stesso in cui lo seppe, cessò di saperlo.

FINE

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p.  457

In me è morto qualcosa, io non ho mai avuto paura della vita, tanto che non mi sarei mai nemmeno sognato che avrei potuto esserne sazio. La vita mi ha talmente saziato, che mi ha svuotato di ogni desiderio per qualsiasi cosa.

p. 466

Fisicamente era a posto. Era la sua “macchina del pensiero” che si era guastata, e per questa non c’era altra cura che andarsene nei mari del Sud.

 

Martin Eden decide di imbarcarsi su una nave che lo porterà nei mari del sud, anche se alla vigilia della partenza questo è il suo stato d’animo:

 Non desiderava più andarsene. I mari del sud non lo affascinavano più di quanto lo affascinasse la civiltà borghese. Non trovava alcuna spinta al pensiero della partenza, mentre la stessa azione di partire gli appariva come un sforzo supremo per il suo corpo.

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La generosità di Martin Eden

Cap. XLVI, pag. 465

Martin aiuta economicamente l’amico Joe, dandogli soldi affinché apra una lavanderia tutta sua, ma gli fa promettere che:

Ricordati, Joe, dovrai far funzionare la lavanderia secondo quelle vecchie regole che tu mi avevi descritto quando eravamo alle Terme Shelley. Nessun super lavoro, nessun lavoro notturno, nessun bambino al mangano, nessun bambino da qualsiasi parte. E paghe decenti.

Allo stesso modo Martin molto generosamente aiuta la sorella Gertrude, la signora Maria De Silva e Lizzie Connolly, (una ragazza che tempo addietro si era innamorata di lui).

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Ed è per questo, per il successo e i soldi, che anche tu ora mi vuoi?

La stessa Ruth  cerca Martin e lo raggiunge nella sua camera d’albergo, ma questa volta è lui a rifiutarla, e le spiega il perché:

Cap. XLV, p. 452 e seguenti

“E perché non hai corso questo rischio prima, quando non avevo un lavoro? Quando ero affamato? Quando ero proprio quel che sono ora, come uomo, come artista, sempre lo stesso Martin Eden? (…) Ed è per questo, per il successo e i soldi, che anche tu ora mi vuoi? (…) Tutto ciò non mi lusinga. Ma peggio ancora, mi fa mettere in discussione l’amore, la sacralità dell’amore. L’amore è qualcosa di così grossolano che deve essere nutrito con libri pubblicati e riconoscimenti?”

(…)

Ora sapeva di non averla amata  mai veramente. Quella che aveva amato era una Ruth idealizzata, un essere etereo da lui stesso creato, lo spirito splendente e luminoso delle sue poesie d’amore. La vera, borghese Ruth, con tutti i suoi difetti borghesi e con tutte le storture senza speranza della mentalità borghese, lui non l’aveva mai amata.

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Si ricordava i giorni della sua disperata fame, quando nessuno lo invitava

Martin ormai è una celebrità e le persone che prima lo evitavano e lo denigravano ora lo cercano e lo invitano a cena, perfino il padre di Ruth.

cap. XLIV, pag. 435

Si ricordava i giorni della sua disperata fame, quando nessuno lo invitava. Quello era il momento in cui aveva bisogno di mangiare. (…) Era proprio una cosa paradossale. Quando voleva una cena, nessuno gliela offriva, e ora, che poteva pagarsi centinaia di migliaia di cene e stava perdendo l’appetito, inviti gli arrivavano da destra e sinistra. Ma perché? Non c’era alcuna giustizia al mondo, nessun merito da parte sua, che era rimasto sempre lo stesso. Tutti i lavori che aveva scritto erano stati già portati a termine a quell’epoca. (…) Non lo cercavano per quel che lui valeva e per la sua opera, ma per la sua fama che si era procurato, perché era diventato qualcuno tra gli uomini e, perché no?, perché aveva almeno centomila dollari. Questi erano i parametri con cui la società borghese valutava un uomo (…)

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